Un gemellaggio tra due continenti, tra due mondi apparentemente diversi, che si incontrano grazie ad una passione, quella per la montagna, e la voglia di portare un aiuto concreto alle popolazioni dell'america latina.

 

Matteo, volontario dell'Operazione Mato  Grosso e da anni gestore volontario del Rifugio degli Angeli, quest'anno ha deciso di dedicare le proprie ferie alla gestione di alcuni rifugi che l'OMG ha costruito sulle ande peruviane.

 

Un viaggio, il mio, iniziato per caso, grazie ad una richiesta di aiuto: “Mi dai una mano?” ed eccomi qui, a viaggiare per il Sudamerica, tra cime fantastiche che superano i 6000mt e volti di bimbi che ti fanno commuovere.

 

Come dicevo, il tutto è iniziato quando Massimiliano, tornato dopo alcuni mesi passati in Perù, a gestire e organizzare la gestione dei 4 rifugi che l’Operazione Mato Grosso ha costruito sulla cordillera blanca, chiede pubblicamente, ad una riunione dei gestori, un aiuto concreto. “Ho bisogno di una mano!” “In Perù non hanno la cultura delle montagne! Dobbiamo essere noi a gestire i rifugi, insegnare come si fa!”

Torno da quella riunione con qualche domanda dentro… “Si sarà rivolto a me?”. Poi, mia moglie mi toglie ogni dubbio, quando le racconto mi guarda e mi dice: “Dai! Perché quest’estate non ti prendi un mese e vai giù ad aiutare?”

Non avrebbe potuto trovare una frase migliore! Subito mi muovo, prendo accordi con la mia ditta per avere le ferie, compro il biglietto e, l’8 di giugno sono a Lima!

A prendermi c’è Padre Alessio, parroco di Shilla, un piccolo paesino ai piedi del Huascaran, nel bel mezzo del fantastico scenario della Cordillera Blanca. Dopo qualche giro in città, tra appuntamenti e compere, alla sera siamo su un bus, in direzione Shilla, dove arriveremo la mattina seguente.

 

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Un giorno per acclimatarmi all’altura e al fuso orario, poi, subito, salgo al rifugio Ishinca (4350mt), dove mi aspettano, a braccia aperte, Nicola e Darcy (una coppia di cuochi dell biellese).

 

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Li mi fermo una settimana, rifacendo l’impianto elettrico del rifugio per adattarlo alla nuova centralina idroelettrica che, di li a qualche settimana, verrà messa in funzione.

Durante la permanenza, ci concediamo anche una rapida gita al vivaque Longoni, a quota 5000mt, posto a c.a 2 ore di cammino dal rifugio, per poter ammirare le splendide cime di Ishinca (5530mt) e Ranrapalca (5750mt).

 

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Una sera, alla radio, P. Alessio mi chiede di scendere: devo portare lui e 2 ragazzi della sua parrocchia in vetta al nevado Pisco (5752mt)! Portare in cima??? Ma se è una settimana che sono a 4000mt! Che fiato ho per portare gente a oltre 5000??? Ma la voglia di cime è forte, ho solo un mese di tempo e sono qui per lavorare, non per scalare... (un'occasione così non mi capita più): “OK! Ci sono! Domani scendo e ci vediamo a Yungai!”

 

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Detto, fatto, Il giorno seguente, da Yungai, in un paio di ore di jeep siamo a Cebollapampa, dove si lascia la “comoda” strada sterrata per un sentiero che si inerpica su, per una vallata, fino ad arrivare alla morena che scende da Pisco e Huandoy. Li, il rifugio Perù fa capolino, a 4675mt.

 

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Subito mi viene incontro Enrico (altro volontario italiano), felice di vedermi, mi offre subito un bel matè di coca, per farmi ripigliare dall’altura che si fa sentire, eccome!!!

Alla sera a nanna presto, poi, all’1 sveglia e su, per l’interminabile morena, fino al ghiacciaio, poi, calzati i ramponi, risaliamo il manto bianco di neve, su traccia ben evidente. Senza particolari difficoltà (se non quella dell’altezza, a cui inizio ad abituarmi, ma a piccole dosi!) risaliamo le ripide rampe che, dopo qualche ora, ci conducono alla cresta finale, dove arriviamo appena in tempo per goderci il magnifico spettacolo dell’alba!

 

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La stupenda vista dalla cima del Pisco

 

In cima ci stringiamo la mano, ci abbracciamo. Per Alex è la prima cima della sua vita (dopo, al rifugio, offrirà una birreta x questo!). Una preghiera, per ringraziare di tutta questa magnificenza che ci circonda, poi è tempo di rientrare: la discesa è ancora lunga e, per sera, dobbiamo ritornare a Shilla…

Al rifugio salutiamo Enrico e Carlos (il cuoco) e prendiamo la strada per casa.

 

Il giorno seguente, mi immergo in un ambiente che pensavo (speravo) aver dimenticato: la città di Huaraz, dove andiamo a far compere da inviare ai rifugi.

 

Dopo questa parentesi cittadina, dato che non ho una meta precisa per la settimana successiva, con P. Bube decidiamo di dare un po’ di vacanza ad Enrico, che è su al rifugio Perù da 2 mesi consecutivi, senza mai scendere! Quando glielo comunico, è felice. Salendo lo incontro a metà cammino, ci scambiamo 4 chiacchiere sui lavori da fare, sui clienti, poi lo lascio andare; per questa settimana sarò io a gestire!

Tra aiutare Carlos in cucina, pulire camere e bagni, organizzare i viaggi delle provviste e servire i clienti, la settimana vola in fretta, è ora di tornare a valle!

 

E’ arrivato il tecnico della centralina e bisogna salire all’Ishinca per metterla in servizio! Prima, però, un giro a Yanama, per raccattare un po’ di materiale che Franco (il tecnico), ha lasciato lì gli anni precedenti e che ci servirà per i lavori al rifugio.

Qui abbiamo il tempo per fare un giro in alcune comunità, dove veniamo sommersi dai bambini che, con quei grandi occhioni neri, ci chiedono una caramella!

 

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Risaliamo, alla fine, all’ Ishinca, lungo l’interminabile quebrada che, in c.a. 13km di sviluppo, porta da Pashpa, fino al rifugio.

 

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Nel giro di quattro giorni riusciamo a terminare il lavoro e a portare, finalmente, elettricità al rifugio, per la gioia di tutti! E alla sera Nicola, ci prepara, per festeggiare, della gustosissima carne ai funghi, annaffiata da dell’ottimo vino cileno!

 

Purtroppo è già ora di rientrare in Italia, un mese è volato ad una velocità impressionante!!! Mi tocca scendere, riprendere il Bus che mi porterà a Lima, poi l’aereo che, lentamente, mi riaccompagnerà alla vita di ogni giorno, lontano da quei posti, da quelle montagne, da quella gente semplice, che rimarranno sempre nel mio cuore!